Nella Piana di Sibari, tra campi coltivati e il corso del fiume Crati, si trovano i resti di una delle città più celebri della Magna Grecia. Il nome di Sibari è entrato perfino nella lingua italiana: "sibarita" indica ancora oggi una persona amante del lusso e delle comodità, un ricordo della fama di ricchezza che accompagnava la città nell'antichità. Oggi il Parco archeologico di Sibari e il Museo nazionale archeologico della Sibaritide, nel territorio di Cassano all'Ionio, permettono di ripercorrere questa storia in una giornata.
Tre città, una sopra l'altra
La particolarità di Sibari è la stratificazione. La città fu fondata nel 720 a.C. da coloni achei e divenne rapidamente una delle più prospere della Magna Grecia, grazie alla fertilità della piana e ai commerci. Nel 510 a.C. fu distrutta dai Crotoniati; secondo la tradizione antica, i vincitori deviarono il corso del Crati per cancellarne le tracce. Sulle sue rovine, nel 444-443 a.C., sorse Thurii, fondata come colonia panellenica con coloni provenienti da diverse città greche. In età romana, nel 193 a.C., vi fu dedotta la colonia latina di Copia.
Il risultato è un sito in cui tre città convivono una sopra l'altra, su un'area che si estende per circa 500 ettari. È questa sovrapposizione a rendere Sibari uno dei siti più estesi e importanti del Mediterraneo per l'età arcaica e classica, e al tempo stesso uno dei più complessi da leggere: per questo conviene arrivarci con un po' di storia in tasca.
Il Parco archeologico
Le aree di scavo si trovano soprattutto nelle località di Parco del Cavallo e Casa Bianca. Camminando fra i resti si riconoscono tratti di strade, fondazioni di edifici e spazi pubblici che appartengono alle diverse fasi della vita della città, spesso mescolati fra loro. A Casa Bianca sono emersi settori costruiti nel IV secolo a.C. e una torre circolare; è anche la zona in cui, nel 2004, è stato ritrovato il bronzo del Toro cozzante. Non tutte le aree sono sempre accessibili: lo stato di apertura dei singoli settori va verificato di volta in volta.
La visita al parco è un'esperienza molto diversa da quella di un museo. Qui conta l'immaginazione: davanti a pietre spesso basse e a tracciati appena visibili, è utile avere con sé una mappa o affidarsi a una visita guidata, che aiuta a capire quale città si sta osservando e in quale epoca.
Il Museo nazionale archeologico della Sibaritide
Il museo si trova fra il parco archeologico e l'odierna Sibari ed è il principale presidio culturale della fascia ionica cosentina. Le collezioni coprono un arco di tempo lunghissimo, dalla protostoria all'età romana, e sono organizzate in cinque aree. Si parte dai reperti preistorici e protostorici di Torre Mordillo e di Broglio di Trebisacce, si prosegue con i materiali della prima fondazione di Sibari e con quelli di Francavilla Marittima, per arrivare all'area urbana di Sibari e ai materiali della città di Thurii.
Il pezzo più noto è il Toro cozzante, una statuetta in bronzo che raffigura un toro nell'atto di caricare. È datata fra la fine del V e l'inizio del IV secolo a.C. e presenta integrazioni che testimoniano il suo riutilizzo in età romana. Il toro era il simbolo di Thurii e compariva sulle sue monete; il ritrovamento è considerato fra i più importanti per la bronzistica della Magna Grecia.
Come organizzare la giornata
L'ideale è iniziare dal museo, per farsi un'idea della storia e dei materiali, e poi passare agli scavi con gli occhi già allenati. Sibari si raggiunge comodamente in giornata dalla costa ionica di Corigliano-Rossano, e la visita si può alternare a qualche ora di mare. Al rientro a Il Casale Le Tre Volte, a circa 800 metri dal mare Ionio e immerso negli agrumeti, la sera scorre lenta, con il tempo di ripensare a quanta storia è passata per questa piana.
Dopo la Magna Grecia, una sera tranquilla nella campagna ionica
Il Casale Le Tre Volte si trova nella campagna di Rossano, a circa 800 metri dal mare Ionio. Alloggi indipendenti con angolo cottura, piscina all'aperto nel verde e parcheggio gratuito riservato nella proprietà.